Delitto e castigo
La memoria storica non può essere tutelata nelle aule dei tribunali
“Le nostre leggi avrebbero condannato Erich Priebke”, dice senza animosità Abraham B. Yehoshua, uno dei più autorevoli intellettuali laici di Israele ed uno dei suoi più famosi romanzieri. “La legge militare italiana lo ha invece rilasciato, pur considerandolo colpevole, perché lo ha giudicato come un qualsiasi criminale di guerra”. E’ una constatazione amara e definitiva quella che muove la riflessione di Yehoshua, che pure prima di andare avanti premette: “Sia chiaro, io avrei visto volentieri Priebke in prigione e fors’anche ucciso, ma la questione non è questa".

“Le nostre leggi avrebbero condannato Erich Priebke”, dice senza animosità Abraham B. Yehoshua, uno dei più autorevoli intellettuali laici di Israele ed uno dei suoi più famosi romanzieri. “La legge militare italiana lo ha invece rilasciato, pur considerandolo colpevole, perché lo ha giudicato come un qualsiasi criminale di guerra”. E’ una constatazione amara e definitiva quella che muove la riflessione di Yehoshua, che pure prima di andare avanti premette: “Sia chiaro, io avrei visto volentieri Priebke in prigione e fors’anche ucciso, ma la questione non è questa. Per gli italiani, per i francesi o gli inglesi, la seconda guerra mondiale è stata una guerra come un’altra. Per gli ebrei no: contro di noi i tedeschi non progettavano invasioni o annessioni, ma lo sterminio e il genocidio. Così oggi in Israele i crimini commessi in quella guerra sono speciali, non sono perdonabili o prescrivibili. Ma il diritto positivo cambia secondo i paesi, coincide con le loro storie e culture. Anche noi abbiamo leggi per i criminali di guerra palestinesi, per i colpevoli di stragi contro civili innocenti, ma appunto si tratta di un’altra, seppure gravissima, cosa. Se la legge italiana ha mandato libero Priebke secondo i suoi codici e le sue regole non resta molto da dire, se non condividere lo sconforto e la rabbia degli ebrei italiani, e anche se la loro protesta è vana: dopo tanto tempo non si può più chiedere alla giustizia, al diritto, di farsi tutori della memoria”. E’ questo il punto su cui Yehoshua tiene a concentrare la sua attenzione: “Quando passa troppo tempo dai fatti, i tribunali si trovano ad essere inadeguati a giudicare la storia. In Israele, ad esempio, mandammo assolto Ivan Demjanuk perchè i giudici non erano certi che l’imputato che avevano di fronte fosse lui. E’ una cosa che noi ebrei abbiamo imparato, ma sappiamo che c’è un altro modo per salvare la memoria senza metterla in conflitto con il diritto: è la scrittura, il libro. Leggere, studiare, scrivere sono l’unico modo di fare giustizia per crimini come quelli di Priebke e per conservarne la memoria. La condanna di quei crimini è scritta nei libri di Primo Levi, Elie Wiesel, in quelli che ancora si scriveranno. L’arte, la letteratura hanno questa funzione: nelle storie degli individui si partecipa al dolore di un popolo, ci si avvicina alla sua tragedia che è composta di tanti diversi dolori. Le grandi cifre portano all’astrattezza del male. Chi si ricorderebbe oggi di un’oscura guerra russa del 1812 se Tolstoi non avesse scritto Guerra e pace?”. Il genocidio è troppo grande per un processo Per Priebke ci vorrebbe un carcere fatto di libri? “Quel processo forse non andava neppure fatto”, osserva Yehoshua, “forse neppure se fosse finito con una condanna. Da tempo mi sono convinto che questi processi sono inutili e perfino dannosi. Sia perché le leggi dei paesi dove si svolgono spesso non sanno contenere la specialità, l’unicità del genocidio perpetrato contro gli ebrei. Ma soprattutto perché queste cause episodiche, che si svolgono qui e là nel mondo, contro questo o quel personaggio ormai invecchiato, contribuiscono a minimizzare l’entità dell’Olocausto che fu il crimine di un popolo, di un’intero paese, il frutto di un suo profondo e diffuso malanno, di una lucida follia collettiva a cui si aggiunse un atteggiamento razzista che non fu solo tedesco ma europeo. Non sarà inanellando tante piccole o grandi condanne nei confronti di singoli personaggi che si ricostruisce la grandezza tragica di quell’evento. Per questo qui in Israele questi processi vengono seguiti con poca passione, non hanno seguito nell’opinione pubblica, almeno dopo quello Adolph Eichmann nel ’62 che invece consentì una importante e decisiva ricostruzione storica, ma lui era era all’origine di tutte le atrocità naziste e infatti il processo fu solo formalmente contro di lui. Eichmann, oltre trent’anni fa era ancora un simbolo. Dopo di lui non è più stato così per nessuno”. Ma i danni del processo Priebke non si fermano qui: “Un processo finito in quel modo avrà anche delle ripercussioni sull’Italia: gli ebrei italiani si sentiranno traditi, i fascisti se ne sentiranno rafforzati, potranno male interpretare il rilascio di quel signore e rilanciare le loro tesi revisioniste e negazioniste. Ne è valsa la pena? Ci sono stati processi importanti come quello di Norimberga, ma oggi non hanno più senso. Capisco i sentimenti di coloro che girano il mondo in cerca di criminali nazisti, è gente con il cuore pieno di tormento, che non sa dimenticare, ma i processi che ne veranno faranno ovunque più male che bene”.